Le letture di questa terza domenica di Avvento insistono su un verbo: VEDERE...Non si può essere sfiduciati, ci dice il profeta Isaia, perché la sfiducia fa chiudere gli occhi e ci rende ciechi. Sperare, invece, è saper guardare oltre, dentro la nebbia, vedere che anche nel deserto, nella steppa, si apre una strada, una via santa. La speranza ci fa vedere quello che non c'è ancora, come il contadino che guarda, ora, la terra brulla, ma sa che il seme gettato darà il suo frutto. Quando chiudiamo gli occhi e non vediamo, ci fossilizziamo nelle nostre idee, nei nostri convincimenti e perdiamo la relazione con il Signore e con ciò che Lui opera in noi e attorno a noi. Ecco allora che Gesù invita i discepoli di Giovanni a riferire ciò che "hanno visto" e cioè l'esperienza vissuta, quello che hanno imparato vedendo guarire.
Dio viene nella nostra storia e occorre "andare a vedere" per riconoscerlo nelle opere che compie. È urgente cercare il Signore e, una volta trovato, continuare a cercarlo ancora più profondamente. È ciò che fa il Battista: è in prigione, non sa più capire la realtà di Dio e manda altri a chiedere, a rendersi conto... Dove sta quel Dio che ho incontrato?