Spiritualità

Elena Silvestri è attratta dal mistero dell'Incarnazione, in cui la Parola, il Logos, diventa piccolo, impotente, limitato nel grembo di Maria. È colpita dal volto di un Dio che salva il mondo, diventando l'Emmanuele, il Dio con noi, uno di noi. Tutta la dimensione apostolica e tutta la spiritualità eleniana ha il suo centro in questo rimpicciolirsi di Verbo di Dio. Avvento e Natale sono i tempi forti per lei e per la Comunità che nasce attorno a lei. Ed essi non sono limitati nella cronologia temporale ma l'intera esistenza deve essere attesa e nascita del Cristo in noi e l'Eucaristia è espressione e sintesi non solo della Pasqua ma anche del Natale. Il tabernacolo è il presepe permanente: il Natale che si perpetua nel rimpicciolimento di un pezzo di pane per la vita di chi ha fede.

La spiritualità di Elena si espande, poi, nella contemplazione degli anni di Nazareth: vi legge la quotidianità, la normalità della vita che richiede un continuo sì al progetto del Padre. Elena vi legge anche l'esperienza di essere famiglia, di comunicazione di affetti e di relazioni arricchite dalla fede, dal dialogo, dalla preghiera fatta insieme. Ma è anche spazio per la diversità da accogliere, per la difficoltà da affrontare, per il perdono da dare e da ricevere. Nazareth è luogo del lavoro quotidiano, vissuto nella responsabilità, nell'offerta, nel discernimento del progetto del Padre. Per questo Elena afferma che le comunità dovrebbero essere delle piccole Nazareth, dove ognuna può crescere e realizzare la chiamata del Signore.

 

 

presepe

Il centro focale attorno al quale gira la vita dell’Ancella sono i due misteri: l’Incarnazione e l’Infanzia di Gesù. Conoscere l’infanzia di Cristo non è scoprire la sua storicità, ma l’infanzia va intesa, pensata e accolta come un bisogno di dare una lettura piena alla redenzione che non è solo la Pasqua; essa è il culmine della vita iniziata a Nazareth. È un elemento importante e un punto di riferimento indispensabile per la spiritualità dell’Ancella. I racconti dell’Infanzia non sono solo un richiamo al kerigma, un annuncio di salvezza, ma una spiritualità altamente significativa. Allora la vita di Gesù, dalla sua nascita ai suoi primi anni, si è svolta in un clima di semplicità. Quando si pensa all’umiltà della casa di Nazareth, con tutti i caratteri annunciati nel testo delle nostre Costituzioni (nascondimento, silenzio, povertà, mansuetudine, …) sono elementi che trovano collocazione nel tipo di vita condotta, nel silenzio e nell’umiltà, come tutte le creature di questo mondo, dove la vita non ha significato per le cose grandi che si realizzano ma unicamente per la profondità della relazione con Dio e per la forza di un amore reciproco, accolto in obbedienza alla Parola del Signore.Non possiamo quindi ignorare gli anni dell’infanzia di Gesù; Lui vive in una famiglia come tutti, perfettamente uguale a quella degli altri. La nostra vita pertanto non è importante per l’eccezionalità delle relazioni, ma in quanto vita comune che si confronta con Nazareth. Trascorrere una giornata senza fare miracoli, nella più “normale normalità” significa realizzare una spiritualità da infanzia. Fino ai trent’anni, di Gesù, niente è stato detto; questo è un dono del Signore; un dono dentro un meraviglioso scrigno, dove sta scritto: quotidianità! Il Signore ci dice questo: la verità, la grandezza, la bontà, la straordinarietà della vita sta nella realtà quotidiana dell’Ancella, là dove si vive, si sogna, si prega, si serve, senza nessuna apparenza interessante. I Vangeli dell’Infanzia, Nazareth, ci rivelano così una spiritualità del quotidiano che è la più vera e la più ricca spiritualità.

Queste sono le sue caratteristiche: la fisionomia di Gesù Bambino, vale a dire improntata delle attrattive della dolcezza... È necessario semplificare la vita chiedendoci cosa vuole il Signore nelle varie situazioni; occorre riconoscere quali sono gli elementi che ci interpellano. La spiritualità del quotidiano ha un forte atteggiamento: quello della verità! Essa si allontana da tutto ciò che è ricercato, sofisticato ma chiede di seguire ciò che va al cuore della realtà. Ciò che vale non è quello che noi facciamo apparire, ma la relazione vera con le persone e le cose.

La spiritualità del quotidiano è una spiritualità evangelica, perché è la via seguita dalla famiglia di Nazareth, da Maria, Giuseppe con Gesù che cresce. Noi dobbiamo cercare il cammino spirituale dentro la Famiglia di Nazareth, crescendo là dentro, cercando la conferma della crescita nel servire le sorelle e i fratelli che intersecano il nostro quotidiano: in esso continua l’Incarnazione! È questo ciò che ha insegnato e trasmesso la nostra madre Elena!

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