Vegliate!

vegliateAd ogni inizio di anno liturgico c’è l’invito determinante del vegliare, del fare attenzione a ciò che accade. È proprio della nostra epoca credere che ormai i giochi sono stati fatti e nulla può cambiare. Per un momento è sembrato che la pandemia ci avesse scosso da questo modo di pensare e ci avesse immessi in un cammino in cui il cambiamento risultava una necessità. Ora siamo ributtati nel vortice del “cosa posso fare” senza risposte.

La vita ha preso la sua piega e niente e nessuno è in grado di rimuoverla.In realtà non può essere così! E ogni avvento viene a ricordarci che abbiamo ancora una possibilità di svegliare il nostro cuore affinché la vita non ci porti via, come un ladro, la cosa più preziosa: la capacità di amare. Per questo occorre vegliare sulla casa, custodirne le porte perché la vita non scelga al posto nostro, senza capirne il perché per cui le cose capitano e ci travolgono: uno è preso e l’altro lasciato… Perché?La superficialità e l’indifferenza sono i mali che ci fanno addormentare, ci iniettano quel qualcosa che non lascia più spazio per i desideri, per il nuovo, per la speranza. Vegliare è prendere consapevolezza di ciò che si muove dentro di noi per dargli spazio, per essere pronti a scegliere e non a subire la vita. Vegliare vuol dire allora diventare consapevoli di quello che si muove nel cuore: è rendersi conto a che punto è la notte, la nostra notte, soprattutto per comprendere che essa non è mai senza fine.Non rimane che chiederci: Cosa sta avvenendo realmente nel mio cuore in questo tempo della mia vita? Vedo la luce di un nuovo giorno o scelgo di tenere gli occhi chiusi perché “ormai…”

(vangelo di Mt 24,37- 44)

Madre Elena oggi suggerisce:

La fiducia consiste nello sperare gli aiuti per servire fedelmente.

 

Nel 1903 Madre Elena leggeva alla Comunità il decreto di approvazione delle Regole