Una nuova dimora per Elena

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5 gennaio – vigilia dell’Epifania: una data che entra nella storia del nostro Istituto.

I resti ossei di Madre Elena, la nostra venerata Fondatrice, entrano nella cappella della comunità di San Pietro di Feletto.

Mons. Corrado Pizziolo, Vescovo di Vittorio Veneto, presiederà la semplice cerimonia di traslazione e celebrerà l'Eucaristia con la Comunità ed ogni Ancella che potrà essere presente. Una breve processione, al canto dell'Inno dell'Istituto, porterà l'urna dalla casa generalizia alla cappella dove sarà sistemata per continuare a pregare e chiedere la sua materna intercessione per l'intero Istituto da lei voluto, fondato e amato. 

 

LE DIMORE DI MADRE ELENA SILVESTRI 

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Il 4 marzo 1884 Elena Silvestri entrava, umile e in silenzio, nell’antico Palazzo Seriman a Venezia. L’accompagnavano la madre, la zia, la sorella, una giovane postulante: un piccolo gruppo di anime generose costituito essenzialmente dalla sua famiglia di origine che, in breve tempo, si sarebbe trasformata nelle Ancelle di Gesù Bambino.

Elena lascerà Palazzo Seriman 23 anni dopo, il 14 marzo 1907, giorno del suo funerale. Accompagnata al camposanto, nella vicina isola di san Michele, dalle sue figlie spirituali e da numerose giovani da lei guidate. Si pensava che le sue spoglie mortali avrebbero riposato lì, definitivamente. Il processo per il riconoscimento ecclesiale della sua santità fu iniziato a Venezia dal patriarca Urbani nel 1959 e, il 2 luglio 1968, si potè procedere alla ricognizione delle sue spoglie mortali in occasione della loro adeguata collocazione nella “tomba di famiglia” delle Ancelle, nel settore riservato alle suore.

Vent’anni dopo, sempre nel contesto della Causa per la sua Canonizzazione, il Patriarca Marco Cè, allo scopo di garantire una migliore conservazione dei suoi resti mortali e allo scopo di facilitare la devozione delle Ancelle e dei fedeli alla Serva di Dio, autorizzò la traslazione dal Cimitero di san Michele a Palazzo Seriman, nella Cappella dell’Istituto. La mattina del 27 aprile 1988, privatamente e silenziosamente come 104 anni prima, Madre Elena tornava in Palazzo Seriman. Le Ancelle concludevano la preghiera dei fedeli della celebrazione eucaristica con questa espressione: “perché questa solenne accoglienza di Madre Elena nella sua casa, sia di ulteriore stimolo per tutte noi a proseguire con fedeltà e generosità l’Opera e a chiedere alla Chiesa, con fiduciosa insistenza, il riconoscimento ufficiale delle sue esemplari Virtù”.  

Il 20 dicembre 1999  sotto il pontificato di Giovanni Paolo II la Santa Chiesa emanava il decreto di eroicità della virtù, dichiarandola Venerabile.

Nel 2018, a causa della forte contrazione numerica delle Ancelle, dopo un lungo tempo di riflessione e discernimento, il Capitolo Generale ha deciso il ritiro delle suore da Casa Madre e la messa in vendita del Palazzo.

Per 34 anni Elena ha riposato in Palazzo, vicino al Tabernacolo. Nel settembre 2021 anche la sede della Casa Generalizia è stata trasferita. Le ultime Ancelle  a lasciare il Palazzo sono state la madre e la vicaria.

Il 21 dicembre 2022, in piena novena natalizia, tempo tanto caro a Elena e a tutto l’Istituto, ottenuti i necessari permessi canonici e civili, Madre Elena ha affrontato l’ultimo viaggio verso una definitiva dimora dei suoi resti mortali: la casa filiale di san Pietro di Feletto, in via Roncalli 12, sostando per alcuni giorni nella Casa Generalizia in via Roncalli 6d.

Da oggi, 5 gennaio 2023, vigilia dell’Epifania,  riposerà nella cappella, nella stessa urna e nello stesso sarcofago di Venezia. Fisicamente presente nella sua casa, continuerà a orientare quotidianamente quanti a lei si accosteranno, lasciando la preziosa testimonianza delle sue virtù, delle sue doti di dedizione e di amore e delle sue preziose esortazioni. E da qui, continuerà a far parte del patrimonio di pietà, di cultura e di azione delle Ancelle di Gesù Bambino. Una ricchezza per la Chiesa.

 

Madre Elena oggi suggerisce:

La virtù sta nel mezzo. Bisogna riflettere, ma attente che l’eccessiva riflessione non faccia mancare la prontezza e l’energia necessaria quando occorre.