Mosè innalzò il serpente

4quaresima

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. (…) la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». (Gv 3, 14-21) 

Male, notte, tenebre sono le parole che più ci coinvolgono in questo brano del Vangelo della quarta domenica di Quaresima.

E tutte hanno uno scopo: superarsi, cercare uno sbocco, cercare il bene, cercare la luce, cercare la verità, cercare la salvezza.  Nicodemo, riassume il tutto ma tiene queste cose nella sua anima, nella sua mente.  Lui, uomo della notte, ha paura, si sente indifeso di fronte alla verità che avverte in se stesso ma non riesce a testimoniarla nella vita. È una paura che possiamo trovare anche in noi, quando la coerenza diventa problema. Il comportamento di Nicodemo è stile per cercar soluzione ai problemi. Lui cerca la soluzione, cerca la luce, cerca la verità. Ma non scappa, e nella notte del suo dubbio, cerca l’anima che lo ha procurato e nella paura del suo vivere cerca la motivazione della sua incoerenza. Spesso per comodità preferiamo la notte, l’oscurità alla luce, il tacere alla trasparenza di ciò che crediamo e viviamo.Ma solo guardando la radice del male possiamo trovare la forza di guarire, di chiedere aiuto, come Nicodemo fa con Gesù. Lui è un fariseo, è uno che deve difendere un’immagine. E forse le parole di Gesù lo hanno messo in crisi. Ora ha capito che deve guardare oltre, deve guardare in alto, ora   non ha più bisogno di nascondersi ha incontrato la luce, e vive della luce. Ha incontrato la verità e vive della verità.Il viaggio di Nicodemo è il viaggio di ogni persona: tutti sperimentiamo situazioni di notte, in cui le ombre assumono forme strane e insidiose. Tutti abbiamo paura di abbandonare i nostri punti di vista, le certezze forti che ci siamo costruiti. Ma a volte la realtà bussa alla nostra porta e ci mette in crisi. Nicodemo cerca una luce. Si mette dietro quella luce e cammina. Come gli israeliti dovevano guardare il serpente di rame elevato sull’asta da Mosè, così Nicodemo deve guardare la croce che gli fa paura, per scoprire che su quella croce non deve salirci lui, perché un altro ha preso il suo posto. La croce è tutto quello che ci spaventa, il giudizio degli altri, l’abbandono degli amici, la fragilità personale, la solitudine, il peccato... Gesù ci dice di guardare bene quella croce che ci fa paura per scoprire che lui l’ha presa su di sé al posto nostro. E così, solo guardando la croce, potremo trovare la forza per vivere bene il prossimo passo e “se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita. È bello essere popolo fedele di Dio. E acquistiamo pienezza quando rompiamo le pareti e il nostro cuore si riempie di volti e di nomi! “(Fratelli tutti n.195)  

 

Tu ci sei, Padre, quando la fatica di stare nelle cose di ogni giorno ci toglie l’entusiasmo.

Tu ci sei, Figlio, quando cerchiamo la luce nelle nostre scelte, perché tu sei la luce del mondo. 

Tu ci sei, Spirito, quando il fuoco dell’amore perde la sua forza, perché tu sei vento che alimenta la fiamma.

Noi ci siamo, perché Tu, Trinità, ci sei

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