La via della trasfigurazione

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In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro ... (Mc 9, 2-10)

 

Gesù prende la decisione di mostrare ad alcuni dei suoi un anticipo della sua gloria: la sua trasfigurazione li spaventa e fa dire a Pietro cose insensate perché “non sapeva infatti che cosa dire”. La trasfigurazione è il momento del riconoscimento: “questi è mio figlio, l’amato, ascoltatelo!

È l’ascolto che apre la strada al bene, che fa emergere chi siamo e chi dobbiamo diventare. L’amore sa tirar fuori il meglio della nostra vera figura e quando ci sentiamo amati possiamo farci vedere al di là di ciò che sentiamo di essere e allora non conta più la fragilità, la debolezza, la povertà della propria immagine.Il Signore continua a trasfigurarsi nella nostra vita, continua a lasciarsi vedere così com’è. E anche noi, come Pietro, restiamo confusi quando percepiamo Dio in determinati momenti in modo forte e chiaro e vorremmo trattenere Dio per sempre, vorremmo fermare quei momenti, vorremmo costruire una capanna in cui rinchiudere la nostra esperienza di Dio. Ma Dio non si lascia intrappolare nei nostri schemi: una nube avvolge i tre apostoli quasi a proteggerli, a rassicurarli e permettere, a loro e a noi, di ascoltare la voce del Padre che indica il luogo della gloria: il Signore Gesù.

Ascoltare il Figlio prediletto comporta assumere la logica del mistero pasquale che sarà subito loro annunciato ma non compreso. Noi, però, abbiamo chiaro cosa significhi “risorgere dai morti” nella vita del Signore: metterci in cammino con Lui per fare della nostra vita un dono, per essere a servizio della felicità di chi ci vive accanto, di chi incontriamo anche solo casualmente; entrare nella logica che la salvezza è dono di sé fino alle ultime conseguenze, proprio perché l’amore sa trasfigurare tutto, anche la sofferenza, anche la morte.  Papa Francesco scrive che “Il samaritano della strada se ne andò senza aspettare riconoscimenti o ringraziamenti. La dedizione al servizio era la grande soddisfazione davanti al suo Dio e alla sua vita, e per questo un dovere. Tutti abbiamo una responsabilità riguardo a quel ferito che è il popolo stesso e tutti i popoli della terra. Prendiamoci cura della fragilità di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino e di ogni anziano, con quell’atteggiamento solidale e attento, l’atteggiamento di prossimità del buon samaritano”. (Fratelli tutti n° 79) 

Questa è la strada della nostra trasfigurazione … 

 

È bello per noi essere con Te, o Padre. 

Tu ci proponi l’altezzadell’incontro con te, nella preghiera, nella semplicità e nella fatica di un cammino.

È bello per noi essere con Te, o Figlio.

La luce della tua Parola illumina la strada, dà senso anche al dolore che cerca consolazione.

È bello per noi essere con Te, o Spirito.

Non ci permetti di fermare la vita nella comodità, ma ci spingi nella quotidianità perché la certezza della Pasqua faccia nascere in noi la bellezza di essere con Te a servizio dei fratelli! 

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