La spiritualità del custodire

sangiuseppe

 

È iniziato il mese dedicato a San Giuseppe. Riportiamo un articolo di P. Gaetani apparso sulla rivista dell'Opera don Guanella. Ci è sembrato opportuno riproporlo qui per fare nostre alcune riflessioni e lodare il Signore per questo "uomo giusto".

 

Il silenzio di San Giuseppe è un silenzio impressionante, il suo non è il silenzio di chi non ha nulla da dire, è il silenzio di chi è attore principale dentro una storia di salvezza che vive: nella consapevolezza che le parole sono inadeguate per dire il mistero che si sta vivendo.

Non c’è solo una maternità spirituale che si dà ai piedi della croce ed è applicabile alla beata vergine Maria, ma c’è una paternità spirituale che si dà dentro il contesto della casa di Nazareth, in questo luogo di grazia, in questo luogo di lavoro, in questo luogo dove l’artigiano Giuseppe elabora una forma di vita. Una paternità che dà concretezza all’incarnazione del Verbo. Entrare nella casa di Nazareth significa apprendere, significa vivere una relazione. Questo ci consente di dire allora che a partire da questo mondo, la bottega, la casa, un ambiente vitale che san Giuseppe continua a custodire tutti coloro che sono disponibili ad entrare. Questo il senso più profondo della proclamazione di san Giuseppe patrono della chiesa universale, prolungamento della famiglia di Nazareth. Occorre entrare in quella casa, in quella bellezza e aprirci alla spiritualità fatta di vita, di parole appena sussurrate, di gesti e di silenzi che sovrastano e che non si conoscono fino in fondo; fiducia accordata nella consapevolezza che la vita è sempre più grande rispetto a quello che possiamo immaginare; attenzione verso coloro che riempiono la vita di stupore e di gaudio. Vedete allora come la spiritualità del custodire è una spiritualità che nasce dentro quella casa e che si nutre del vissuto di quella famiglia.   (Padre Gaetani)   Articolo preso dalla rivista dell’Opera don Guanella “La santa crociata in onore di San Giuseppe”

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