la Famiglia di Nazareth

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Ed ora i temi si snocciolano uno dopo l’altro: Natale, famiglia, pace… Epifania… 

Uno dopo l’altro, i valori che interessano l’uomo di sempre, si susseguono.

Ecco quello della famiglia. Il nucleo della comunità, la cellula più importante della società. Sembrano parole di altri tempi, ma credo che la chiave di lettura di tutti i valori della società, la si debba prendere proprio da quella mangiatoia. 

Quella ragazzina, decisa e sicura di sé e delle sue scelte, quell’uomo giusto che sa affrontare le difficoltà perché conosce se stesso e quel figlio che dà senso al loro vivere., ha molto da dire alla nostra società.

Quella famiglia, modello della famiglia di sempre, vive una realtà nuova. Loro si sentono ognuno dono dell’altro. Questo è l’inizio della felicità: sentirsi dono e accogliere l’altro come un dono. Un dono che deve sentire il bisogno di migliorarsi per essere per l’altro dono sempre più gradito.  

Non mancano le difficoltà e ai problemi c’è rimedio, ma sempre pensando che l‘altro resta ugualmente un dono meraviglioso. A volte questo dono non viene inserito nel programma comune, ma ognuno fa il suo programma, si fanno delle scelte senza considerare l’altro.

Giuseppe, l’uomo giusto, per fare le sue scelte, mette in primo piano, la situazione di Maria e aveva già preso la sua giusta decisione. Il di più, il ciò che viene dopo è stato un aiuto dall’Alto, che poteva o non poteva ascoltare. 

Oggi manca questo ascolto della voce che viene “dall’Alto”, dalla coscienza, dal cuore. Oggi si rischia di ascoltare la voce dell’egoismo, del piacere personale. Nessuna persona avrebbe potuto condannare Giuseppe se avesse messo in pratica la sua scelta secondo giustizia.  Come vorrei che ci leggessimo tutto quel travaglio e comprendessimo quel cammino di ricerca di giustizia che lui fa nella sua mente, con il suo cuore. Se non si ha un programma nella vita, una stima dell’altro, le scelte restano sempre egoistiche e pericolose. Giuseppe e Maria si sentono dono l’uno dell’altro e avvertono il desiderio di migliorarsi e di rispettare l’altro come dono che gli si affida. Noi siamo persona giusta nella misura in cui decidiamo ogni giorno, con mente e cuore, le cose da fare. Gli errori e le incomprensioni non mancano e, anche se a volte si accusano gli altri, la scelta decisionale finale è sempre la nostra. Se non si rispetta la persona, non si può vedere in quella mangiatoia il mistero dell’amore. Solo l’amore guarisce il dolore.  

 

Per noi Ancelle la Famiglia di Nazareth rimane un modello da ricopiare, le Costituzioni all’articolo 46 parlano chiaro: “Il nostro Istituto
 deve condurre vita di famiglia, ma ricopiando la casa di Nazareth cioè la vita colà condotta 
da Gesù, da Maria e da S. Giuseppe” (Conf. 7.5.1905)Il centro della comunione familiare
 è Cristo Gesù
 che ognuna deve imitare
 nella dolcezza, amabilità,
 soavità, disinvoltura. 
I rapporti interpersonali
 devono riflettere
 quelli dei membri 
della famiglia di Nazareth: 
carità e perdono,
 affabilità e cortesia, obbedienza e spirito di fede,
 dono di sé, condivisione dei pesi, compatimento, accettazione reciproca, correzione fraterna.”

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