croce

Venerdì Santo. Tempo di resa, tempo di bilancio, tempo di analisi…

Venerdì, tempo opportuno per riseminare quel seme di speranza che non smette di essere presente in ogni vita; quel seme che se muore porta frutto.

Tempo di riflessione non per la sofferenza in sé, ma perché con tutto quello che il Signore Gesù ha fatto per prenderla su di sé, è ancora difronte a lui: non ha germinato, non ha dato fiori e frutti. Almeno così sembra…

Non è il tradimento in sé che lo fa soffrire, ma perché uno dei suoi, uno dei dodici, non ha capito, non ha vissuto l’amore! Forse non è stato capace di far comprendere come è grande la misericordia del Padre. E da lì, dall’alto della croce, vede le spalle di quel nostro fratello Giuda, che si allontana sconsolato, come bambino che non ha capito la lezione più importane della vita e si sente messo all’angolo, e non crede che il suo maestro sta dandogli ancora una possibilità per ripassare la lezione dell’amore e che deve saper perdonare se stesso. Lo chiama ancora amico e lui non sente che quel Cristo ancora una volta, cerca un recupero. 

Siamo certi che anche Giuda dal suo albero di morte, abbia sentito l’eco di quelle parole che perforano la mente, sfondano il cuore e superano il tempo: “Perdona!... non sanno quel che fanno…”tramutatosi subito in “oggi sarai con me in paradiso”. 

Il venerdì santo d’altronde è il momento dell’impossibile: un figlio di Dio che muore, un ladrone che esercita la sua professione fino alla fine, rubando la promessa della felicità, la chiave d’entrata nel regno della pace, e in lontananza il mistero della vita che prende la sua strada ... Molti tornano a casa delusi, altri speranzosi, altri sognatori che sentono che il loro sogno non si è ancora spento.... Nella vita, e particolarmente in certi momenti, è importante esserci e con piena coscienza, per vivere fino in fondo il sapore dell’essere! E, vissuto il venerdì, non possiamo sentirci come quei due discepoli che tornano a casa, smarriti, mentre dicevano “noi speravamo…”! si progredisce costruendo sul passato ma andando oltre. 

Il silenzio che scende dopo il terremoto ci insegna ad andare oltre, a continuare a passare oltre il nostro limite, oltre le nostre esperienze di fatica, di abitudinarietà, per far risplendere la consapevolezza che la fede è come la nostra pelle: non si può mai togliere, ma sempre curare! 

pietà

Sabato santo. Giorno di framezzo tra il dolore della morte e la gioia della risurrezione di Gesù.

Le chiese stanno in silenzio, non si celebrano liturgie in attesa della grande veglia; è il silenzio dello smarrimento degli apostoli; è il tempo della riflessione. 

È il giorno dell’attesa. È il giorno delle donne. È la donna che sa cosa vuol dire attendere: porta in grembo la vita per nove mesi e la si dice per questo in “dolce attesa”. Attesa e attenzione hanno la stessa radice e le donne sono attente ai dettagli sino a rischiare di perdersi in essi dimenticando che ogni talento ha la sua ombra. 

E il sabato santo è il giorno delle donne. Alle donne è affidato il compito di prendersi cura del corpo di Cristo: con i profumi e le essenze ne preparano la sepoltura definitiva dopo l’obbligatorio riposo sabbatico. È proprio della donna dare la vita; è proprio della donna profumare e preservare dalla corruzione, è proprio della donna prendersi cura del corpo. Sono quelle donne, che erano venute con Gesù dalla Galilea, ad osservare la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù; poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento. Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato, così dice il Vangelo di loro. 

Il silenzio del sabato per gli uomini, invece, è sconfitta e disfatta. Tutto è finito: Cristo è stato un’illusione… non capiscono che il chicco di grano muore a sé, come chi è in dolce attesa, per dare frutto: la donna questo lo sa nel corpo e quindi anche nell’anima, il suo dischiudersi è dolore che dà la vita. L’uomo invece vede la morte con freddo realismo: senza soluzione, e basta.

Altro che risurrezione. Sono le donne ad attendere preparando aromi e oli: non sono in fuga, c’è ancora qualcosa da fare per il corpo di Cristo… Maria di Magdala si é alzata prima dell’alba, probabilmente dopo ore insonni, ed é andata di fretta al sepolcro; ha atteso trepidante tutto il sabato e quando può scatta in avanti, corre in fretta, come una molla compressa, per curare la vita, anche quella più ferita; si alza quando è ancora buio, per nutrire la vita, come le madri che allattano nel cuore della notte. E la donna, che voleva in qualche modo conservare un corpo con i suoi profumi, scopre di essere attesa da Colui che ha dato la vita e ora la può riprendere …

Restiamo anche noi vigili per quella notizia, per un intero trepidante malinconico sabato di … attesa.

lavanda

Il triduo pasquale inizia con un banchetto. L’esperienza pubblica di Gesù si apre e si chiude con un banchetto.

Il primo è Giovanni a raccontarlo e afferma che Gesù“diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.” (Gv2,11). In quel banchetto Gesù era invitato, in questo del giovedì santo è lui il centro.  

È lui lo sposo. In questo banchetto, come nell’altro c’è una pecca nell’organizzazione. Lì il maestro di tavola aveva dimenticato di prendere le misure in base agli ospiti e Gesù dovette ricorrere ai ripari; qui, sempre Gesù, deve richiamare qualcuno affinché termini quello che aveva iniziato: “Quello che devi fare fallo presto”.

Lì, “fate quello che egli vi dirà” dice sua Madre sicura che avrebbe agito, infatti dirà di riempire le sei giare d’acqua. In altre parole è sempre Gesù colui che sa andare oltre le situazioni, che offre la chiave per risolvere i problemi, che spinge a trovare la soluzione. E qualcuno che deve fare. 

In quella sera di ricordi si rinnova l’amore per l’uomo che non sa amare. E come fare per capire l’amore? come fare per capire che si è amati? ed ecco il gesto più semplice, più umile: Gesù si umilia, diventa servo, “io che sono il maestro – dice - ho fatto questo ... fatelo anche voi”. A poco servono le parole e rimostranze di Pietro: “Tu, maestro, non puoi lavare i piedi a me…” come tempo prima aveva detto: “tu non puoi soffrire!” E Gesù lo rimbrotta in maniera molto forte e chiara: “se non ti lavo i piedi non sei mio discepolo” è come se dicesse: “se non lo fai anche tu agli altri, non sei nel mio regno”. Parole dure, forti in una sera dove le parole pesano come piombo. Dove contano i gesti di un amore incomprensibile in quel momento, ma che si capiranno dopo. Questa è la forza dell’amore; spesso e volentieri l’amore è un vivere bene il già vissuto in maniera distratta. Pietro comprenderà in seguito che dobbiamo capovolgere la piramide: chi comanda deve saper obbedire! “Non sono venuto per comandare ma per servire”. Il dramma della passione è qui; in questo gesto che è naturale per Gesù ma incomprensibile a prima vista per Pietro. Il resto della passione è una conseguenza di questa straordinaria premessa. Gesù infatti chiede:”Avete inteso ciò che ho fatto…” Nessuno risponde in quel momento; è necessario il silenzio per decodificare un linguaggio cui non si è abituati. Gesù ha appena detto che per essere maestri bisogna servire, bisogna curvarsi per non sentirci superiori, a posto nei confronti degli altri. È riconoscendo i bisogni dell’altro di sentirsi bene e nella nostra ricerca di saper offrire soluzioni che si realizza il messaggio di Cristo: servire è amare, è sacrificarsi per il bene, è uscire allo scoperto per contare le stelle del cielo!

Amare è dare tutto di sé … 

s antonio5

Il Centro Sant'Antonio ha compiuto 9 anni! 

Il Centro è situato in un bairro a Brotas, nella città di Salvador-Bahia in Brasile; è seguito dalla Comunità delle Ancelle che ha la sede nella stessa zona. Era giusto festeggiare per riconoscere il bene che si è potuto compiere in uno spazio accogliente, positivo, in una situazione sociale di particolare disagio.

È un ambiente di sostegno scolastico, in cui si propone una formazione integrale attraverso varie attività, prima fra tutte il karaté che, oltre a sviluppare un corpo sano, aiuta all'autocontrollo ed equilibria emozioni ed impulsi.

Un grazie particolare è rivolto, oltre agli educatori e formatori che vi lavorano, ai benefattori che in vario modo sostengono le attività del Centro. Varie entrate sono dovute anche alle adozioni a distanza che garantiscono la crescita graduale dei ragazzi e delle ragazze che frequentano giornalmente la struttura. 

 

 Centro Sant'Antonio

 

 

N5

Il progetto educativo del Chinderschloss di Naefels aveva per tema la fiaba di Frau Holle ed è servita per concludere il programma invernale con il recital conclusivo del 22 febbraio us .La fiaba è stata presentata ai bambini aiutandoli a tuffarsi nel mondo della fantasia, cercando di identificarsi con i personaggi e le avventure raccontate.

aifrari

Buon compleanno, Elena! 

Il tempo passa inesorabile ma quando esso entra nell’eternità ha solo la dimensione del presente. Ecco, allora, che la data di nascita di Elena Silvestri, pur raggiungendo i 180 anni, è un oggi che continua a ripetersi. E fa bene farne memoria.

La sua nascita è parte viva della nostra storia di Ancelle di Gesù Bambino: per questo facciamo festa e siamo invitate a seguire il suo esempio, i suoi suggerimenti, il suo stile di vita per vivere, in questo oggi, la nostra consacrazione secondo il dono che lei ci ha indicato.

candelora

Tutto comincia con un incontro. Da un incontro e da una chiamata nasce il cammino di consacrazione. Bisogna continuamente fare memoria per vedere che in quell'incontro non eravamo soli con Gesù: Lui era il centro. Attorno a Lui la folla, il popolo di Dio, credenti e cercatori di verità, curiosi e increduli... Ecco il senso della Vita Consacrata: continuare la missione di Gesù, mettendolo sempre al centro, facendolo parlare e agire attraverso i nostri servizi e i vari ministeri che, nella Chiesa, sono affidati alla persone consacrate. 

ico facebook ico twitter