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Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. ... E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.(Gv 12, 20-33)

Siamo in un tempo in cui è facile comprendere cosa il Signore voglia dire attraverso il Vangelo. La natura, dopo il freddo invernale, si è aperta al tiepido sole di primavera e tutto diventa più colorato.

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 Le donne vanno per imbalsamare, per dare una forma accettabile all’orrore e alla sconcio della morte. Sono anche disposte a entrare nella tomba: luogo oscuro e puzzolente, pieno solo di marciume e di carne in corruzione. Sono disposte a fare anche questo gesto difficile e penoso per l’amore e il rispetto che portano a quello che era stato un grande uomo, il loro punto di riferimento: Gesù. Hanno una sola preoccupazione, come entrare? Ma non sarà questo il punto! La realtà è un’altra: nella tomba non c’è nulla di quello che si sarebbero aspettate e che loro, da forti e discepole di Gesù, erano ben disposte a sopportare per amore. 

 

Là dove normalmente ci dovrebbe essere solo buio e ossa marce, trovano invece un giovane vestito di bianco che parla loro: “Non è qui! È risorto! Vi aspetta in Galilea … come vi aveva detto!”

 

La vita non muore, ricomincia sempre!

sangiuseppe nuovo 1statua di San Giuseppe sulle scale di Casa Madre

 

 PREGHIERA DI MADRE ELENA A SAN GIUSEPPE

adattata al linguaggio odierno  

DA RECITARE IL 19 MARZO

 

O san Giuseppe, mio protettore e mio padre,  

Animata dalla più viva fiducia nel tuo aiuto,

mentre sento il bisogno di ringraziarti

per tante grazie e tanti singolari aiuti da te ricevuti …..

vengo, o benedetto santo, in questo tempo in cui la Chiesa ci invita

a festeggiare ed invocare il tuo aiuto,

ad esporti tanti miei bisogni.

Li deposito nel tuo cuore, certa di ottenere ogni cosa per tua intercessione. 

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In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. (…) la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». (Gv 3, 14-21) 

Male, notte, tenebre sono le parole che più ci coinvolgono in questo brano del Vangelo della quarta domenica di Quaresima.

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Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio...».(Gv 2, 13-25)   

 

Il Tempio è lo spazio della relazione con Dio, è lo spazio sacro, il luogo dell’incontro, è la nostra vita dove Dio prende dimora. Gesù si accorge che non è più così, la gente “vive” in quella casa, ma senza “vivere” più la relazione con suo Padre e di conseguenza un sereno rapporto con i fratelli.

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È iniziato il mese dedicato a San Giuseppe. Riportiamo un articolo di P. Gaetani apparso sulla rivista dell'Opera don Guanella. Ci è sembrato opportuno riproporlo qui per fare nostre alcune riflessioni e lodare il Signore per questo "uomo giusto".

 

Il silenzio di San Giuseppe è un silenzio impressionante, il suo non è il silenzio di chi non ha nulla da dire, è il silenzio di chi è attore principale dentro una storia di salvezza che vive: nella consapevolezza che le parole sono inadeguate per dire il mistero che si sta vivendo.

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In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro ... (Mc 9, 2-10)

 

Gesù prende la decisione di mostrare ad alcuni dei suoi un anticipo della sua gloria: la sua trasfigurazione li spaventa e fa dire a Pietro cose insensate perché “non sapeva infatti che cosa dire”. La trasfigurazione è il momento del riconoscimento: “questi è mio figlio, l’amato, ascoltatelo!

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In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesùandò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». (Mc 1, 12-15) 

 

È dall’esperienza dell’essenzialità della vita vissuta nel deserto che il Signore Gesù trova la forza per affrontare e vincere le tentazioni del maligno. E in Gesù abbiamo vinto anche noi che lo vogliamo seguire.

Madre Elena oggi suggerisce: